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  • Dr.ssa Rita Ciani

Adolescenti: perchè sono irritabili e lunatici?

“La nostra gioventù ama il lusso,

è maleducata,

si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani”


Socrate 470 a.c


“Questa gioventù è marcia nel profondo del cuore.

I giovani sono maligni e pigri.

Non saranno mai come quelli di una volta,

quelli di oggi non saranno capaci di mantenere la nostra cultura.”


Incisione vaso d’argilla nell’antica Babilonia, 3000 a.c


Qual è il periodo di vita unico, straordinario ma al tempo stesso disorientante di cui tutti noi abbiamo esperienza? L’adolescenza.


L’adolescenza è un viaggio lungo, complesso, a volte travagliato che parte dall’infanzia e ci conduce all’età adulta.


Compresa All’incirca fra i 12 e i 25 anni, è ritenuta un periodo critico, in quanto nei ragazzi si assiste ad una trasformazione, a tratti appaiono lunatici, eccessivi e incapaci di regolare le emozioni. La rabbia che provano è di tipo esplosivo, la tristezza che sentono diventa disperazione e la gioia è pura euforia.

A livello comportamentale, risultano bizzarri, impulsivi e inclini al rischio, come equilibristi che camminano su una corda tesa senza barra stabilizzatrice.


Per anni numerose discipline, dalla psicologia, passando per l’antropologia fino alle moderne neuroscienze, hanno cercato il colpevole, colui che ha sottratto la barra stabilizzatrice, dando vita così a molteplici teorie che trovano una prima valenza scientifica nel 1904 con Stanley Hall ritenuto il padre della psicologia dell'adolescenza, in seguito alla sua pubblicazione: 'Adolescence'.

Dove le numerose ricerche riportate dimostrano che: la mente del bambino è differente da quella dell'adolescente, e che il passaggio dall'infanzia all'adolescenza avviene in modo drammatico.

Sostiene inoltre, che le differenze riscontrabili tra i vari adolescenti dipendono dai ritardi, dagli arretramenti o dal fermarsi in un punto intermedio del percorso o dello stadio di crescita.


Tali differenze hanno prodotto un forte interesse anche per la famosa antropologa Margaret Mead che poco più di due decenni dopo, con il suo saggio “L’adolescenza in una società primitiva” afferma che questa fase di vita è un prodotto della cultura. In particolare, lei studia la società detta primitiva nelle isole di Samoa e osserva che i giovani partecipano a tutti i processi sessuali o sociali della collettività senza pregiudizi né perbenismi imposti. In questa cultura l'omosessualità era un gioco, il tradimento portava ad uno scambio di beni per il perdono e l’adolescenza era un periodo di trasformazione che avveniva progressivamente insegnando dapprima al bambino il gioco e poi facendogli comprendere il lavoro, la responsabilità. La Mead sostiene quindi che la società primitiva non inibiva l'apprendimento e guidava i giovani nella crescita costante. Al contrario di società più complesse, come le occidentali, dove si costringe l'adolescente a repentini cambiamenti e che rendono più lunga e conflittuale la fase dell’adolescenza.

Tutto ciò mette fortemente in discussione la concezione di Hall e tutti i modelli psicodinamici che si stavano sviluppando seguendo tale teoria, tra cui lo stesso Freud.


Nel corso del tempo in aggiunta alle teorie si sono sviluppate anche numerose credenze che consolidate, hanno dato vita a falsi miti sull’adolescenza, come la convinzione che siano gli ormoni impazziti a far andare fuori testa i ragazzi. In realtà, se andiamo a misurare i livelli ormonali dei ragazzi e degli adulti scopriamo che non ci sono così tante differenze. Ed ecco che un falso mito sull’adolescenza si scioglie come neve al sole, Grazie al contributo delle moderne neuroscienze cognitive dello sviluppo.


A partire dagli anni 90 una serie di ricerche condotte presso il National Institute of Mental Health (NIMH), ha gettato nuova luce sullo sviluppo del cervello dall’infanzia verso l’età adulta.

Gli studi si sono focalizzati sullo sviluppo della corteccia prefrontale, coinvolta in quelle competenze considerate più mature e razionali, come ragionamento critico, controllo degli impulsi, pianificazione, problem solving, tutte capacità che appaiono carenti negli adolescenti.


In quest’area sono stati evidenziati profondi cambiamenti, governati da due processi: pruning sinaptico e mielinizzazione.


Alla nascita il nostro cervello è fornito già di quasi tutte le cellule, chiamate neuroni che ci serviranno per la vita, ciò non è altrettanto vero per le sinapsi, ovvero le connessioni tra neuroni, che continuano a prodursi con l’esperienza e l’apprendimento.


Fino alla fine dell’infanzia ci troviamo di fronte ad un aumento della sostanza grigia e il volume cerebrale, in quanto il cervello è ricco di neuroni e di sinapsi, che però sono disordinate e in eccesso rispetto a quanto serva veramente.


Durante l’adolescenza, il cervello attraverso il processo di pruning o “potatura”, seleziona le sinapsi: rafforzando quelle maggiormente utilizzate ed eliminando quelle meno usate. È un po’ quello che succede quando si pota un rosaio, vengono tagliati i rami più deboli, così quelli più importanti possono crescere più forti.


Parallelamente, nel cervello dell’adolescente si completa lo sviluppo della sostanza bianca, formata da fibre che collegano le aree del cervello, attraverso una guaina isolante: la mielina.

Uno studio condotto nel 1991 su un campione di 2000 ragazzi di età compresa tra 3 e 25 anni, attraverso l’utilizzo di neuroimmagini, evidenzia come Nell’adolescenza la quantità di mielina raddoppia in alcune regioni cerebrali rendendo ancora più rapida la propagazione dei messaggi nervosi, come un treno ad alta velocità. Questo è il processo di mielinizzazione che permette un rapido incremento cognitivo.

Contrariamente, alla corteccia prefrontale che completa il suo sviluppo intorno ai 30 anni, il sistema limbico è molto più attivo, le emozioni emergono in maniera rapida e intensa, senza che le funzioni esecutive della corteccia prefrontale, ancora in via di sviluppo, riescano a “frenarle” e regolarle. Ed è così che le emozioni come acque di un fiume in piena esondano e distruggono tutto quello che incontrano.


In seguito a tali scoperte che in parte spiegano gli scoppi d’ira, i comportamenti impulsivi e le montagne russe emotive che pervadono gli adolescenti si sono aggiunti i ben noti studi condotti presso l’Università di Stanford e conosciuti come Marshmallow Test, che dimostrano come il sistema di auto-regolazione si sviluppi lentamente dall’infanzia all’età adulta.


Da questi studi si osserva come tra una gratificazione piccola e immediata, ed una più grande ma posticipata, i bambini scelgono quasi certamente la seconda, mentre gli adolescenti scelgono sicuramente la prima,

quindi non decidono in base a ciò che è giusto, ma in base a ciò che è più gratificante nell’immediato.


Questo perchè il sistema di ricompensa ci spinge a mettere in atto e ripetere quei comportamenti che ci hanno dato piacere.

Durante l’adolescenza questo circuito è fortemente attivato, ma mal regolato dal suo principale neurotrasmettitore la dopamina che ha un ruolo fondamentale nel piacere e nella gratificazione,

infatti il neurotrasmettitore del piacere a differenza delle altre fasi di vita, è presente ad un livello inferiore, ma nel momento di rilascio in reazione all’esperienze compiute è di gran lunga maggiore e perciò gli adolescenti hanno bisogno di esperienze più forti per sentirsi pienamente gratificati anche se ciò significa adottare comportamenti di rischio.


Come afferma Beatriz Luna, neuroscienziata dell’università di Pittsburgh: l’adolescente può assomigliare molto a un adulto, ma a livello cognitivo non lo è ancora.

Sono 1 miliardo e 800 milioni, in tutto il mondo i giovani di età compresa tra i 10 e i 24 anni all’incirca il 19% della popolazione e oggi grazie anche al contributo delle neuroscienze il fenomeno dell’adolescenza sta diventando più comprensibile.

Vero è che se da una parte Il cervello dell’adolescente ha enormi potenzialità dall’altra, i processi di maturazione cerebrale fanno sì che prenda il sopravvento l’emotività. In adolescenza si guida un’auto potente e veloce ma con impianto frenante piccolo e con i pezzi non uniti tra loro.

Ciò non significa che l’adolescenza debba essere considerata come una semplice fase da superare, dove non bisogna far altro che tenere duro, tanto prima o poi passerà.

Come le sacre scritture ci insegnano: non c’è nulla di nuovo sotto il sole, se non il dimenticato. Ricordiamo dunque gli indiani Cheyenne che attraverso il gioco dell'arco con le frecce, favoriscono lo sviluppo dei membri giovani. Consegnano al bambino per simulare l’adulto, un arco piccolo con frecce piccole, che vanno poi a sostituire volta per volta con uno più grande fino a quando l'individuo è ormai adulto.

Il processo di sviluppo è così agevolato da una crescita costante, un viaggio che arricchisce tutti coloro che lo intraprendono, senza forti lotte psicologiche, crisi isteriche.

Citando il grande filosofo Arthur Schopenhauer “non v’è rimedio per la nascita e per la morte, salvo godersi l’intervallo”.





Bibliografia


Hall S.G. (2017) Adolescence, Forgetten Books, Ebook.


Mead M. (1976). L’adolescente in una società primitiva. Giunti Barbera, Firenze.


Mischel W. (2019) Il test del marshmallow. Padroneggiare l’autocontrollo. Carbonio Editore, Milano.


Palmonari A. (2011) 3 ed. Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna.


Poletti M. (2009), Sviluppo cerebrale, funzioni esecutive e capacità decisionali in adolescenza, Il Mulino, Riviste Web.


Powell K. (2006). How does the teenage brain work? Science, 442, 865-867.


Siegel D.J. (2014) La mente adolescente, Cortina Raffaello, Milano









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